| Di Piero Sella - Numero 51 del 01/05/2001 |
Le ripercussioni
dell'andamento dell'economia USA su quella europea per quanto riguarda
la borsa, la produzione industriale, l'inflazione, il tasso di sconto,
il PIL, sono ormai da anni una realtà quotidianamente
riscontrabile. Sui conti degli europei incide poi anche la politica
monetaria che gli Stati Uniti sono riusciti ad imporre attraverso gli
enti internazionali nei quali il loro peso è preponderante, come
il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e le varie
organizzazioni che regolano il commercio.
Se a ciò si aggiunge che il vecchio continente viene
puntualmente scavalcato dagli americani nella politica estera, nei suoi
rapporti cioè col resto del mondo, ne risulta per noi una
complessiva desolante posizione di dipendenza: sulla scena planetaria
il livello di prestigio dell'Europa è paragonabile a quello di
certi paesi sudamericani o asiatici.
* * *
Ma se quella dell'economia e del dollaro USA è una gigantesca
bolla speculativa che si regge solo perché riesce a trascinare
nel proprio "buco nero" i risparmi degli altri abitanti del mondo ai
quali la globalizzazione ha imposto l'uso della moneta americana,
occorre porsi una domanda. Come mai una tale situazione viene
accettata, senza eccezioni, da tutte le vittime? Da tutti quegli Stati
i cui popoli lavorano, producono, faticano, e si vedono alla fine
danneggiati, sistematicamente impoveriti, con l'unico risultato di
consentire al grande parassita americano di vivere da gran signore, o
quantomeno ad un livello decisamente superiore a quello che i suoi
mezzi gli consentirebbero?
Nessuno dei popoli soggetti a tributo osa reagire, nessuno, pur
avvertendo che un cambiamento può nascere solo da una strategia
comune, prende l'iniziativa di coalizzare gli sfruttati. Pur
desiderando un ordine più sicuro, regole autonome e diverse,
tutti hanno paura di volare troppo alto e di mettersi in mostra. Le
accuse menzognere e il castigo delle bombe americane si susseguono
implacabili: sono gli ultimi cadaveri appesi come lezione all'albero
della civiltà americana. L'esempio è efficace: tutte le
nazioni temono di far la fine dei ribelli puniti dal gendarme
mondialista deciso a far sì che nulla possa cambiare.
Ed è così che tutti restano invischiati nei rapporti
fissati dall'esito dell'ormai lontano conflitto mondiale '39?'45 e mai
rivisti, anzi progressivamente perfezionati a vantaggio dei potenti da
quelle istituzioni internazionali - ONU, NATO, WTO - che sfacciatamente
operano al servizio dell'imperialismo politico ed economico
statunitense e sottraggono di continuo ricchezza, potere decisionale e
quindi sovranità a tutti i popoli. Vanno ricordate a questo
proposito la recentissima Norimberga balcanica contro la dirigenza
jugoslava, l'impudenza USA nell'affare dell'aereo spia caduto in Cina,
e le continue interferenze per imporre alle varie nazioni la
società multirazziale. È di queste settimane la decisione
delle Nazioni Unite che nessun Paese potrà considerare
l'ingresso di immigrati clandestini nel suo territorio come un reato!
Nessuno sarà più padrone di stabilire chi far entrare o
meno in casa sua!
* * *
Rimane ora dunque da sciogliere il nodo centrale, dare risposta alla
domanda precedente, capire perché contro questo stato di cose
manchi una consistente, diffusa reazione antiamericana.
Lo status quo a favore degli Stati Uniti è sorretto innanzitutto
dalla pressione esercitata senza interruzione dal monopolio
dell'informazione. Ma ciò non sarebbe possibile senza la
presenza di una "quinta colonna" di migliaia di politici e di
giornalisti i quali operano in Europa al servizio della plutocrazia
atlantica. Per essere più chiari, intendiamo dire che costoro,
lautamente stipendiati per quanto fanno, sostengono contro l'interesse
dei propri connazionali il grande bluff americano attraverso
l'esaltazione della Democrazia, della Libertà di Mercato, dei
Diritti Umani, nonché, ovviamente, dell'indispensabilità
della NATO. Ma soprattutto esaltando gli effetti positivi sull'economia
e sulla qualità della vita del modello di convivenza americano.
Essi sono gli infaticabili missionari di una nuova religione che si
diffonde con la falsa promessa di fornire, soprattutto nel campo
economico, miracolosi risultati e ciò non solo per gli americani
- popolo eletto - ma anche per tutti quelli che, ammirandoli
incondizionatamente, sono pronti a seguirne le orme.
In realtà la democrazia è una costruzione plutocratica
che garantisce ai proprietari dei mezzi di formazione dell'opinione
pubblica il controllo, tanto della Politica, quanto del Mercato. Essa
ha lo scopo di impedire, tanto tra le Nazioni quanto all'interno di
ogni singolo Stato, qualsiasi importante cambiamento, che vada nella
direzione di una vera giustizia sociale. La sua azione si traduce in
ultima analisi nella difesa del più forte.
Ed ecco, in tale contesto, i politici dei partiti, i Nobel
dell'economia e gli uomini della Banca Centrale Europea, muoversi nella
loro veste di ausiliari dell'occupante americano, ed avallare, con
dotte interviste e con l'aiuto di quegli esperti finanziari i cui nomi
figurano nel libro paga delle grandi multinazionali, la tesi della
subalternità dell'Euro e spiegare che la crisi della moneta
comune è fatale, assolutamente inevitabile, considerata la
spettacolare salute dell'economia americana, dove profitti e
investimenti continuano a salire. Quando poi questi parametri scendono
e la Borsa americana, com'è accaduto nel marzo di quest'anno va
male, non importa, per loro è sempre normale che il dollaro
continui a schiacciare la moneta europea. Per non sbagliare, insomma,
occore appiattirsi sull'economia americana, ed accettarne lo strumento,
il dollaro.
Non mancano, a sostegno di questa tesi, dati e statistiche USA
costruiti su elementi non rapportabili a quelli europei, e tali da
fornire indicazioni ottimistiche e fuorvianti sulla
produttività, sulla disoccupazione, sulle prospettive di
quell'economia. Vengono ovviamente taciuti con flagrante malafede la
disastrosa realtà sociale e il progressivo degrado morale e
civile del Paese.
Grazie a queste superficiali, scorrette analisi, i risparmiatori
europei sono spinti a trasferire il proprio sudato denaro a Wall
Street; il risultato è quello di fornire ossigeno all'economia
americana, di permettere alla plutocrazia americana di continuare la
festa ed ai suoi fantacapitali di comprarsi, a prezzi di vera
liquidazione, grossi bocconi dell'apparato industriale mondiale.
Neppure l'incoraggiante esistenza di forti blocchi regionali
perfettamente in grado di competere con gli USA - l'area appunto
dell'Euro e quella dello Yen - ha spinto questi mercenari della
politica e dell'economia che hanno puntato tutto sulla carta americana
a rivedere le loro posizioni, a battersi per far emergere
un'alternativa al dollaro, per scalzarlo dalla sua posizione
privilegiata di moneta unica di scambio internazionale.
Solo tardivamente, nel pieno della crisi scatenata dalla crescita del
prezzo del petrolio, si è alzata qualche timida voce che
suggeriva di pagare in Euro i Paesi produttori. Perché questa
operazione, questa elementare contromossa non è stata
tempestivamente pianificata fin dall'inizio, appena varata la moneta
unica, e si è invece passivamente atteso che la stessa
risultasse deprezzata, rispetto al dollaro, di oltre il 30%.
Deprezzamento, quello dell'Euro sul dollaro, che ha avuto tra l'altro
assurdi riflessi sul cambio con altre monete, anche quelle meno
pregiate. Negli ultimi anni la moneta europea ha perso infatti valore,
ed in modo significativo, persino rispetto alla rupia indiana, allo
yüan della repubblica popolare cinese e addirittura nei confronti
delle scalcinate monete polacca ed albanese.
L'assenza di qualsiasi provvedimento atto a modificare uno stato di
cose sul quale sarebbe invece possibile incidere, dimostra che il male
è di natura politica, sta cioè non nella realtà
economica, ma nelle visioni e nelle scelte dei governanti europei. I
quali si guardano bene dall'assumere quegli atteggiamenti indipendenti
e guardinghi che sarebbero necessari per difendere con autonomi
meccanismi di sopravvivenza i loro Paesi dalle conseguenze
dell'inevitabile scoppio della bolla speculativa americana.
* * *
L'insipienza dei politici democratici, di destra e di sinistra, tutti
legati a filo doppio agli USA, è tale che nessun intervento a
difesa dei propri cittadini viene preso neppure quando costoro
risultano danneggiati dallo strapotere del dollaro in modo indiretto,
assolutamente anomalo, addirittura truffaldino. I politici hanno paura
del dollaro anche quando il suo potere è solo immaginario,
quando questo potere non risale cioé a situazioni economiche
radicate nei fatti, nei rapporti legislativi o di forza internazionali.
Intendiamo riferirci a quel vero e proprio raggiro perpetrato
impunemente a danno dei consumatori da parte di molte agenzie che
operano nel settore delle comunicazioni e del turismo.Chi intende
recarsi all'estero si vede puntualmente castigato da tariffe
immotivatamente espresse in dollari o comunque ragguagliate a tale
moneta. E questo si verifica, si badi bene, anche se la destinazione
riguarda Paesi fuori dall'area di influenza americana, come possono
essere Paesi asiatici, africani, o quelli dell'Est europeo. Lo stesso
discorso vale anche per i viaggi e i soggiorni in quelle Nazioni che, a
seguito delle cure loro imposte dal Fondo Monetario Internazionale,
hanno visto la loro moneta svalutata in maniera percentualmente assai
sensibile. Chi è diretto ad esempio in Corea, Indonesia,
Brasile, o
nell'ex URSS, si aspetterebbe di fruire, rispetto a "prima", di uno
sconto corrispondente alla svalutazione, poniamo un 20 o 30%. Allo
sfortunato viaggiatore le agenzie continuano invece a chiedere lo
stesso importo. Alla richiesta di chiarimenti si risponde, tanto
apolitticamente quanto immotivatamente, che il prezzo è in
dollari.
I sacrifici imposti dalla piovra mondialista a quei Paesi, ai loro
operatori economici e turistici, non portano dunque agli interessati
alcun vantaggio. La legge di mercato per cui, a prezzi più bassi
la domanda dovrebbe aumentare, viene elusa, e i guadagni ottenuti
giocando in modo scorretto sul cambio, vengono risucchiati dai voraci
globalizzatori e dai loro complici.
Perché mai - l'esempio è reale - un'agenzia turistica
italiana che vi conduce in un suo villaggio africano con un volo
Lufthansa che ha pagato in marchi tedeschi e stipendi ai propri
dipendenti indigeni in moneta locale, moneta con la quale certamente
vengono anche acquistati nelle botteghe del posto cibi e bevande,
pretende di essere pagata dai suoi clienti in dollari, con una moneta
cioè geograficamente del tutto estranea alla fattispecie
contrattuale?
Vi è un secondo trucco che opera a danno del consumatore. Nei
contratti, la clausola che prevede l'aggancio del prezzo al dollaro,
l'assoggetta anche alle variazioni del cambio. Se quindi il dollaro
sale, al cliente viene richiesto il relativo conguaglio; mentre
è davvero improbabile che, nel caso in cui la moneta USA abbia a
deprezzarsi, venga applicata al cliente la corrispondente riduzione.
A confermare la fondatezza dei nostri rilievi su questa realtà
italiana, sta il fatto che le cose vanno in maniera assolutamente
diversa in quei Paesi nei quali la Sovranità Nazionale, anche
monetaria, viene considerata patrimonio non svendibile. Già in
Francia, ad esempio, i viaggi all'estero si pagano in franchi francesi,
senza alcun assurdo conguaglio che prenda a pretesto la quotazione del
dollaro.
Ma allora è possibile cambiare? È possibile sottrarsi
alla tirannia della moneta unica?
Se vogliamo evitare, almeno sul tema viaggi e vacanze, di essere
frodati, controlliamo con attenzione i depliants delle agenzie.
Rifiutiamo di rapportare il prezzo del viaggio alla moneta americana,
confrontiamo la spesa con le offerte della concorrenza di oltre
confine. Appena è possibile, stiamo lontani da quegli operatori
del settore che cercano di taglieggiarci e da quelle mete che possono
offrire il pretesto a truffaldine speculazioni.
È ovvio, per concludere, che le questioni da noi sollevate
potranno avere in Europa pratiche e vantaggiose soluzioni solo se
potranno essere scavalcati gli attuali condizionamenti. La festa per
gli americani e la penitenza per gli altri popoli durerà fino a
quando il Mondo accetterà di indebitarsi e di scambiare i propri
beni pagando in dollari. Fino a quando la scelta dell'opinione pubblica
non potrà orientarsi verso forze politiche attente ai temi della
Libertà e della Sovranità, forze che mostrino di avere
davvero a cuore, contro l'insidia della cultura mondialista, la tutela
degli interessi vitali dei loro popoli. E che soprattutto abbiano la
ferma volontà di mettere al riparo il nostro Continente da quei
pericoli che con l'immigrazione di massa, voluta dai globalizzatori, ci
stanno velocemente piombando tra capo e collo.
Pericoli che potrebbero in pochi anni ridurre le nostre città a
teatro di sanguinosi scontri etnici o, peggio ancora, condurre l'Europa
ad essere demograficamente e culturalmente cancellata, senza che
neppure abbia trovato la forza di reagire.
Piero Sella