Processo alla Serbia

Di Slobodan Milosevic, Stefano Vaj  -  Numero 54 del 01/10/2002

 

[Introduzione di Stefano Vaj] La Jugoslavia, paese controverso - L'opposizione all'intervento americano - Il Tribunale Penale Internazionale e il "Processo Milosevic" - Giurisdizione universale ed immunità particolari - Serbia, trincea d'Europa - L'autodifesa introduttiva al processo dell'Aja

Processo alla Serbia

Introduzione - di Stefano Vaj

Non è che al di fuori dei circoli del "pensiero unico" occidentalista ed americanofilo la popolarità della Serbia e della Jugoslavia sia storicamente indiscussa ed universale, a partire da chi si rifà ad orientamenti identitari e regionalisti (e rimprovera alla Serbia inclinazioni centraliste ed egemoniche); passando da chi è musulmano o guarda con comprensione all'Islam, o dagli storici più attenti alle ragioni della Triplice Alleanza nella prima guerra mondiale, e nella seconda dell'Asse  (cui per altro la Jugoslavia ha finito per contrapporsi solo a seguito e successivamente al colpo di Stato del 1941); per finire con i molti esponenti del nazionalismo europeo che guardano con diffidenza all'identità slava come ad un'identità "di confine", rispetto alla centralità etnoculturale e storica della sfera latino-celtico-germanica. Identità certo in qualche modo toccata dalla contiguità con i mondi asiatici e mediorientali con cui è sempre stata a contatto, per lo più subendo conflitti e dominazioni di cui non ha mancato di pagare il prezzo (per altro non diversamente dalle popolazioni di stirpe greca che continuano però a godere il credito della tradizione classica e bizantina).

Ciò è ancora più vero per gli Slavi del sud, nei cui confronti la diffidenza o condiscendenza è spesso anche maggiore. È facile ad esempio notare come l'aristocrazia serba in realtà sia stata interamente ed irrevocabilmente sterminata nella battaglia del Campo dei Merli del 15 Giugno 1389, senza lasciare traccia di sé nella politica e nelle tradizioni della regione, ma è anche doveroso ricordare come tale sacrificio abbia bloccato per quasi un secolo la pressione turca nei Balcani.

Anche a livello politico, la Jugoslavia è sempre stata guardata con limitato interesse o perplessità. La "sinistra" italiana o francese del secondo dopoguerra ha sempre limitato, per ovvie ragioni di ortodossia filosovietica, i propri flirt con il regime titoista, almeno da quando questo ebbe ad operare uno "strappo" molto più deciso ed anticipato di quello berlingueriano con la casa madre russa; mentre più tardi i movimenti di matrice sessantottina sono sempre stati molto più inclini, malgrado la posizione della Jugoslava come leader del movimento dei paesi non allineati, a trovare i propri modelli e referenti a Pechino, Hanoi o Pnom Pehn anziché nella "revisionista" Belgrado. La "destra", italiana a sua volta, quand'anche non fosse supinamente sdraiata sulle posizioni dei fiduciari locali del potere americano, aveva (del resto non a torto) qualche difficoltà a prescindere da Fiume, Trieste. le foibe ed il Trattato di Osimo ogniqualvolta si occupava dell'area in questione, salvo al massimo ad arruolare almirantianamente gli esperimenti del regime jugoslavo nei tentativi di "terza via" in cui venivano talora confusi corporativismo e cogestione socialdemocratica tedesca, socializzazione e cooperative titoiste.

Potrebbe perciò piacevolmente sorprendere l'assoluta unanimità con cui praticamente tutte le forze al di fuori dalla più immediata area culturale occidentalista e mondialista - da Rifondazione Comunista al Front National, dalla Lega Nord a Sinergie Europee al GRECE alla Fiamma Tricolore - hanno mostrato di percepire immediatamente strumentalità e reale significato dell'attacco degli USA alla Serbia di Slobodan Milosevic. Per ogni opportuno approfondimento al riguardo, rimandiamo a tre brevi volumi pubblicati in italiano nel 1999 e nel 2000, e precisamente Serbia, trincea d'Europa di Dragos Kalajic (Edizioni all'Insegna del Veltro), e Good morning, Belgrado. Cronache di un'aggressione di Mauro Bottarelli (Società Editrice Barbarossa), con una prefazione di Massimo Fini e un'appendice di nuovo di Dragos Kalajic, ed infine Ditelo a Sparta. Serbia ed Europa, contro l'aggressione della NATO, a cura di Maurizio Cabona (Graphos Edizioni).

Il primo consiste in particolare in una lunga intervista rilasciata dall'autore, senatore della Repubblica Serba e fondatore dell'Istituto di Studi Geopolitici di Belgrado, a Tiberio Graziani, mentre il secondo è costituito dalla raccolta degli articoli pubblicati da Bottarelli per La Padania dal gennaio 1999 al febbraio 2000, per tutta la durata della cosiddetta "crisi jugoslava", in cui il governo "progressista" che all'epoca dirigeva il nostro paese si è prontamente prestato come trampolino di lancio, non per il lancio di ramoscelli di... Ulivo, ma di aerei carichi bombe all'uranio impoverito di cui buona parte è finita nell'Adriatico e nel pesce servito sulle nostre tavole, quando non nei pori e nei polmoni dei "portatori d'acqua" delle nostre povere forze armate dislocati sul posto dalla NATO. Il terzo infine contiene interventi (tra gli altri) di Cabona stesso, Alain de Benoist, Luciano Canfora, Giulio Andreotti (!), Noan Chomsky, Massimo Fini, Claudio Risé, Giovanni Sartori, Tomaso Staiti di Cuddia e Aleksandr Zinoviev.

Riteniamo di fare cosa utile nell'integrare la documentazione disponibile sull'argomento nella nostra lingua pubblicando qui la difesa introduttiva di Slobodan Milosevic al Tribunale dell'Aja, o almeno i pezzi che ne sono sopravvissuti per il pubblico e per i media malgrado fastidiosi quanto "provvidenziali" problemi "tecnici" all'amplificazione che ne hanno disturbato l'ascolto, di cui abbiamo ottenuto una versione francese attraverso Robert Steuckers [Vedi anche il testo in inglese della dichiarazione del 30/08/2001 sull'illegittimità del Tribunale dell'Aja, che all'imputato è stato impedito di leggere in aula, e in italiano la petizione contro l'imposizione della difesa d'ufficio a Slobodam Milosevic].

Come noto, infatti, la Serbia è stato il primo laboratorio e territorio di caccia del cosidetto Tribunale Penale Internazionale, ultimo ritrovato del potere mondialista e della globalizzazione giuridica, che mira in questi anni a tirare un tratto di penna definitivo sui principi di non ingerenza, di sovranità nazionale, e di autonomia degli ordinamenti. L'implementazione di tale bizzarra istituzione sovrannazionale era del resto forse scritta nell'ordine naturale delle cose, e più in particolare, come spiega Giorgio Locchi, nell'evoluzione della tendenza egualitaria ed universalista dalla fase mitico-religiosa, a quella ideologica, ed infine a quella della teoria sintetica, "scientifica" e sincretista, a connotazione essenzialmente economico-giuridica. Più ancora che nella prime anticipazioni dei processi staliniani, è a Tokio e a Norimberga che dichiaratamente tale "tribunale" trova le sue radici, ed in particolare nell'idea di amministrare un diritto naturale (i "diritti dell'uomo") pre-esistente, sovraordinato ed indipendente dalla volontà di una specifica comunità popolare, anzi, in espresso contrasto con gli ordinamenti positivi, cui per lo più gli imputati sono appunto colpevoli di aver dato esecuzione, sia ciò avvenuto per senso del dovere o per timore di sanzioni [Cfr. Adriano Scianca, "Diritti umani?", Stefano Vaj, "Indagine sui diritti dell'uomo" e Eric Delcroix,  "I diritti dell'uomo in azione"].

Capita così che il "tiranno" Slobodan Milosevic, una volta ceduto il potere per aver perso... le elezioni (!), e dietro ricatto americano di sospendere in difetto gli "aiuti" promessi al nuovo regime, sia stato letteralmente ed illegalmente rapito e venduto dalle autorità locali serbe - contro la volontà del nuovo e legittimo presidente "filo-occidentale" della Federazione Yugoslava che pure intendeva dare attuazione al precetto costituzionale che vieta anche in tale federazione, come nella maggiorparte dei paesi, l'estradizione del cittadino - onde essere immolato sull'altare della globalizzazione mondialista e del Nuovo Ordine monopolare, di cui la signora Carla Del Ponte è stata nominata paladino ufficiale [Vedi i siti del Comitato internazionale per la liberazione di Slobodam Milosevic, e quello dell'Associazione Sloboda. Vedi anche il libro di Aldo Di Lello L'utopia con la toga, Sovera Multimedia, Milano 2002).

Milosevic è un personaggio non certo privo di ombre, anche se la sua parallela e precedente incriminazione per corruzione in Jugoslavia potrebbe essere attribuita a vendette politiche, e dei poteri che oggi lo processano è stato in passato talora il beniamino (come lo stesso non omette di far presente in ogni occasione, non fosse che per imbarazzare i propri attuali accusatori ed avversari). Giova per altro leggere le parole con cui, rifiutando di riconoscere la corte che pretende di processarlo, e perciò omettendo di nominare un avvocato, ha formulato la propria dichiarazione introduttiva all'inizio del processo.

Ciò in particolare nel presente momento. È da poco infatti che il processo, a lungo impantanato nelle difficoltà di dare un minimo spessore probatorio alle accuse, è ripreso più o meno in sordina, con giornalisti della BBC che si fanno beccare ad accreditare quali martiri della "pulizia etnica" caduti che sono stati in realtà vittime dei bombardamenti NATO.

Contemporaneamente, gli americani, che non hanno aderito da parte loro alla nuova illuminata e globalizzata giustizia penale del suddetto Tribunale, stanno presentando all'incasso da tutta la stampa italiana la propria cambiale per la tolleranza elargita allo "strano" governo italiano, già sotto tutela di un ministro degli esteri di nomina Fiat, e con la colpa di essere espressione di imprenditori relativamente "fuori dal giro", ex-neofascisti, e difensori delle identità etnoculturali - e perciò costretto a presentarsi quotidianamente come "primo della classe" nella gara di servilismo delle cancellerie europee. Ci riferiamo in particolare alla pretesa un'immunità dalla giurisdizione "universale" del suddetto Tribunale dell'Aja (con connesso divieto di estradizione per i propri militari) che il governo americano intende ottenere, non solo a Timor Est, in Romania ed in Israele, ma tramite l'Italia e l'Inghilterra anche in tutta l'Unione Europea. E questo sulla base dell'"ovvio" principio che far saltare edifici civili a Manhattan con un Boeing di linea è un atroce atto di terrorismo, far saltare edifici civili, stazioni televisive ed ambasciate straniere a Belgrado con bombardieri B-3 è una "legittima pressione internazionale". Idea per la verità curiosamente non condivisa dai magistrati jugoslavi, che constatata l'obbiettiva inesistenza di uno stato di guerra tra la Federazione Jugoslava e gli Stati Uniti o il Regno Unito ai sensi del diritto internazionale, hanno puntualmente incriminato Bill Clinton e Tony Blair sulla base delle norme da sempre contenute nel codice penale jugoslavo, così che gli stessi sono stati processati, ovviamente in contumacia, e condannati a vent'anni di reclusione da giudici indipendenti e professionali. Mentre è quasi inutile rimarcare che tale sentenza ha davvero poche probabilità di essere eseguita, dato che gli imputati non saranno mai estradati e che difficilmente il governo attuale avrebbe il coraggio di porla in esecuzione secondo i suoi doveri costituzionali ove anche tali personaggi si presentassero come turisti, la stessa ha se non altro il merito di ridurre a parodia l'ipocrisia legalistica degli aggressori.

La conclusione cui lo stesso Milosevic pare essere giunto, secondo quanto suggeriscono le dichiarazioni che seguono, è semplice. Tutta la vicenda jugoslava nasce dal piano americano della creazione di una "dorsale islamica", politicamente impotente e/o filoamericana, che a partire dalla Turchia (di cui l'entrata nell'Unione Europea insieme con Israele resta pesantemente sponsorizzata dalle solite forze) passando dalla Bosnia e dall'Albania giunga sino al cuore dell'Europa prestandosi come trampolino per l'immigrazione di popolazioni allogene e fortemente estranee nel nostro continente. Un immigrazione utile a rafforzare la globalizzazione e sterilizzazione politica dell'Europa, ed al tempo stesso a facilitare la politica antiaraba ed antimusulmana degli Stati Uniti attraverso lo sradicamento delle relative popolazioni e l'offerta di una comoda valvola di sfogo socio-politica e demografica ai propri traballanti satrapi regionali (intessante al riguardo anche l'autorevole accenno al ruolo ambiguo da sempre giocato da Al Qaeda e dal saudita Bin Laden...).

Tutto ciò con il vantaggio supplementare di eliminare il "problema jugoslavo", ovvero pericoloso esempio di paese già estraneo al Patto di Varsavia e perciò rimasto relativamente indenne dalle conversioni occidentali automaticamente provocate dal crollo del regime sovietico in Polonia, Bulgaria, Ungheria e, con l'aiuto di un piccolo colpo di Stato accuratamente preparato dai media occidentali ("la strage di Timisoara"), in Romania. Non è nuovo del resto che i Balcani facciano le spese di scontri, esigenze e progetti altrui, che disgraziatamente trovano regolarmente facile esca nelle composite popolazioni locali.

Questa pubblicazione potrebbe perciò essere idealmente dedicata ai kosovari di etnia albanese fuggiti a... Belgrado per scampare non alla pulizia etnica serba ma alle bombe della NATO e dei terroristi dell'UCK; così come a coloro che a Belgrado, o a... Bari, Milano o Napoli vedono rafforzarsi di giorno in giorno, a seguito della "crisi jugoslava", una presenza di disperati albanesi debitamente inquadrati da una mafia creata, armata e foraggiata dal potere mondialista.


Le dichiarazioni di Slobodan Milosevic nelle fasi introduttive del processo dell'Aja

[Dopo la lettura del capo di accusa sui fatti di Bosnia-Erzegovina]

«Tengo a dire che questo testo miserabile che abbiamo appena ascolta è l'ultima delle assurdità. Ritengo di aver ben meritato dalla pace in Bosnia, e non dalla guerra. La responsabilità di questa guerra risiede in seno alle potenze che hanno voluto smembrare la Jugoslavia e presso i loro agenti locali. Essa non è imputabile alla Serbia, né al popolo serbo, né alla linea politica seguita dalla Serbia. Si tratta di un tentativo...» [a questo punto viene spento il microfono, che resterà inutilizzabile sino alla fine].

[Nel corso del dibattito sulle "accuse raggruppate"]

«Tutto ciò che abbiamo sentito oggi a proposito di pretese persecuzioni non conferma che una cosa, e cioè che chi ne parla si inganna totalmente sul loro bersaglio; ma al fine di evitare che si verifichino ulteriori "interruzioni" del funzionamento del microfono, mi atterrò soltanto agli argomenti che rispondono più direttamente alle domande che mi sono state poste.

La ragione per cui si tiene a "raggruppare" le false accuse che mi vengono rivolte mi semnbra del tutto evidente, e sta in quanto accaduto l'11 Settembre. Si conta di distogliere l'attenzione dalle accuse di cui sono oggetto a proposito del Kossovo, per il fatto che queste accusesollevano inevitabilmente la questione della collaborazione dell'amministrazione Clinton con i terroristi musulmani del Kossovo, ivi compresa l'organizzazione di Bin Laden...

Secondariamente, per ritornare a ciò che abbiamo ascoltato oggi, queste persone sono coscienti del fatto che se insistono sul Kossovo, non possono - e questo anche senza tenere conto dell'illegalità di questo giudizio e di questo tribunale - evitare di far comparire davanti a codesta corte i principali responsabili dei crimini commessi contro il mio paese e il mio popolo, a cominciare da Clinton, Albright e Clark per finire con tutti gli altri, così come non possono evitare l'apparizione qui di molti pacifisti le cui attività e cooperazione disinteressata alla ricerca di soluzioni ragionevoli refutano le accuse - o per meglio dire le accuse mostruose - di cui sono fatto oggetto qui.

Così dunque, le loro ragioni per tentare di "unificare", di "raggruppare" queste accuse sono improntate al più triviale pragmatismo politico, e mirano a proteggere coloro che hanno commesso dei crimini contro il mio paese. e non mirano, così come viene preteso, a garantire un processo onesto ed efficace, giacché non si curano di sapere se vengo messo in grado di rispondervi dettagliatamente o meno. Ho già detto cosa penso al riguardo.

Per ciò che concerne il loro principale argomento, l'accusa che pretende che noi fossimo animati dal progetto di creare una "Grande Serbia", tale teoria può essere facilmente smentita dai fatti e penso che nessuna persona ragionevole oserebbe ricorrervi a tale slogan, che è stato proposto come movente mitilogico di tutti i crimini ipotizzati. Nessuno dovrebbe più tentare in alcun modo, ormai, di usare ed abusare di questo argomento.

Ecco al riguardo dei dati irrefutabili: il 28 Aprile 1992, la Repubblica Federale di Jugoslavia è stata costituita. Il 28 Aprile 1992, ovvero prima dell'inizio del conflitto, prima che scoppiasse la guerra civile, l'assemblea costituente esplicitava, nel suo documento ufficiale, la nostra posizione, ovvero che la Repubblica Federale di Jugoslavia non nutriva alcuna rivendicazione territoriale nei confronti di alcuna delle vecchi repubbliche jugoslave. È una prova che mi pare già sufficiente a smentire radicalmente le assurdità che cercano di imputarci.

Vorrei anche ricordarvi che all'inizio di tutto, in Maggio 1993, con i nostri migliori sforzi, il piano Vance-Owen fu accettato, ed in seguito firmato ad Atene da tutti, rappresentati serbi compresi. L'accettazione di tale piano mostra chiaramente che noi consideravamo la pace come obbiettivo assolutamente prioritario, di valore inestimabile, per tutti i popoli della Jugoslavia, e confuta il mito di un revanscismo serbo.

In fin dei conti, nel corso di questi dieci anni di storia jugoslava, la vita stessa quotidiana ha interamente smentito queste accuse di discriminazione nazionale o religiosa, poiché la Repubblica Federale di Jugoslavia è rimasta la sola parte della vecchia Jugoslavia a preservare il suo carattere multinazionale e a garantire tutti i propri cittadini contro ogni forma di discriminazione nazionale o religiosa. Tutto ciò che è successo in questi dieci anni lo conferma. Lo stesso vale per il Kossovo. Forse non ne siete al corrente, ma il governo della provincia autonoma del Kossovo e della Metohoija, nel 1998 e 1999 - cioè durante la guerra, e sino a che coloro che avevano posto in essere l'aggressione non hanno installato i loro mercenari al potere - era costituito da Serbi, Albanesi, Musulmani, Turchi, Gorani, Rom e Egiziani. I Serbi erano una minoranza in tale governo. Come può la nozione secondo cui esistevano discriminazioni nazionali conciliarsi con tali fatti?

Similmente, la nostra delegazione a Rambouillet era composta da rappresentanti di tutte queste etnie differenti. Come si concilia ciò con l'imputazione di discriminazioni nei confronti di nostri cittadini? Sapete che nel 1998, dopo dieci anni di pace assoluta in Kossovo - dieci anni nel corso dei quali nessuno fu ucciso, dieci anni nel corso dei quali nessuno fu arrestato, durante i quali decine di giornali stampati in albanese potevano essere acquistati in qualsiasi angolo di strada, quando l'istruzione elementare e secondaria veniva impartita in albanese - quando, dopo dieci anni, il terrorismo esplose, organizzato dai servizi segreti stranieri un po' dappertutto in Europa tra gli esiliati della mafia albanese, noi costituimmo delle forze locali di polizia nei villaggi albanesi, i cui cittadini sceglievano i propri poliziotti, poliziotti armati, e tutti di etnia albanese.

Nel 1998, i terroristi albanesi hanno ucciso più Albanesi che Serbi. Giova altresì rimarcare prima di tutt oche in tutte le strutture statali, così come in seno al partito socialista al governo, le proporzioni tra i membri di diverse etnie corrispondeva molto da vicino alle percentuali relative alla composizione etnica dei nostri cittadini [cosa che certo non si può dire per le amministrazioni pubbliche italiane o americane]- vi si contavano Serbi, Albanesi. Turchi, Ungheresi, Ruteni, Rumeni, Bulgari e anche tutti gli altri. Quale di questi gruppi avrebbe potuto essere in grado di presentare e perseguire un programma di discriminazione nazionale, religiosa o razziale, quale quello che ci viene qui rimproverato?

Questi due "capi di accusa", concernenti la Croatia e la Bosnia, sono stati proposti con un solo fine, annegare le accuse concernenti il Kossovo, dato che il semplice fatto di parlare del Kossovo significherebbe affrontare apertamente tutta la questione del terrorismo - per non parlare del fatto che è assolutamente chiaro che in Croatia ed in Bosnia abbiamo operato in favore della pace, non della guerra. Abbiamo assistito i nostri oriundi e profughi per aiutarli a sopravvivere e devitare che diventassero vittime di un genocidio. Molte volte abbiamo dichiarato pubblicamente, e io stesso l'ho confermato, che noi chiedevamo soltanto la libertà e la pace per il nostro popolo in territori in cui viveva da secoli, senza che ciò dovesse avvenire a detrimento di qualsiasi altro popolo.

L'esempio della Repubblica Federale di Jugoslavia e delle sue eccellenti relazioni inter-etniche durante tutto il periodo dei conflitti, prova tutto ciò in maniera eclatante. Nel corso del conflitto in Bosnia, nessun musulmano fu cacciato dalla Serbia. Nel corso del conflitto in Croatia, nessun Croato o cattolico fu cacciato dalla Serbia. Meglio ancora, nel corso della crisi bosniaca, - consultate se non ci credete i rapporti dell'UNHCR - più di 70.000 profughi musulmani hanno trovato rifugio in Serbia. Quale naziona, quali persone andrebbero a decine di migliaia a cercare rifugio presso coloro che li hanno aggrediti?

Sapete che vi sono più musulmani in Serbia che in Bosnia-Erzegovina? I musulmani di Bosnia-Erzegovina sono stati spinti verso il disastro, di modo che queste forze esterne, potessero presentarsi come come sostenitrici dei musulmani, e mascherare la loro responsabilità nella morte di molte più persone - e si tratta qui di milioni di musulmani - in virtù dei loro interessi, che sono di globalizzare il pianeta ed instaurare un nuovo colonialismo.

In particolare, non posso capire come qualcuno possa osare parlare implicitamente del Kossovo come se si trattasse di qualcosa che si situa al di fuori della Serbia. Il Kossovo è la Serbia, e il Kossovo resterà serbo, ma la terribile situazione che conoscono oggi il Kossov e la Metohija continuerà sino a che tali due regioni saranno sottoposte ad un'occupazione sanguinosa e illegale. Illegale perché è stata resa possibile dalle violazioni alla risoluzione 1244 dell'ONU e del Consiglio di Sicurezza. Questa risoluzione prevede la presenza di forze di pace delle Nazioni Unite. Tuttavia, le forze che occupano il Kossovo sono forze armate della NATO che hanno violato ogni delega e direttiva dell'ONU ivi compreso permettendo che proseguissero gli atti di barbarie noti a tutti perpetrati dai terroristi albanesi.

Migliaia di Serbi e altri residenti non-albanesi del Kossovo sono stati rapiti ed uccisi, decine di migliaia di abitazioni serbe sono state incendiate, più di un centinaio di chiese sono state incendiate e distrutte, e tutto ciò sotto l'egida di forze internazionali che sarebbero venute a garantire la sicurezza di tutti.

Ed oggi, dopo elezioni pilotate e manipolate, questi nuovi, decorativi parlamentari serbi del Kossovo vengono in aereo da Belgrado per fare il loro lavoro di deputati sotto scorta militare all'interno di questo preteso parlamento!

Questa situazione durerà tanto a lungo quanto a lungo durerà l'occupazione. Una situazione delle stesso tipo, sotto l'occupazione turca, è durata cinquecento anni. Questa non durerà altrettanto, e, dall'istante in cui sarà cessata, il Kossovo ripasserà totalmente sotto il controllo serbo, e qui non parliamo solo del Kossovo, ma dell'intera Serbia, perché anche la Serbia non tarderà ad essere nuovamente governata da patrioti. Saranno parimenti dei patrioti che prenderanno la direzione di altri paesi, prendendo il posto di questi governi fantoccio portati al potere in vista dell'instaurazione di un nuovo colonialismo mondialista.

Ritengo che tutto ciò che abbiamo sentito oggi, e che è in totale contraddizione con la verità, abbia mostrato a che punto tali "accuse" siano fallaci. Non posso concepirle che come una manifestazione di irritazione, ed una vendetta per il fiasco subito dalla NATO nel suo progetto di occupare militarmente la Jugoslavia. Posso dirvi che sono fiero di aver comandato le forze armate jugoslave che hanno tenuto fronte alla NATO, perché ciò ha mostrato che un paese, anche un piccolo paese, animato da una forte volontà di difendere la libertà delle nazioni e dei popoli, può ottenere risultati. Sono cui come capro espiatorio ed a titolo di punizione per esserci drizzati contro il pericolo della peggiore tirannia che abbia mai minacciato l'umanità.

Ciò che in sostanza si può tirare dalle accuse che mi vengono mosse non è che la bile e il fiele di una guerra mediatica di dieci anni mirante a diabolizzare al tempo stesso la Serbia e il popolo serbo, così come il loro governo, me stesso e persino la mia famiglia. Di fatto la guerra mediatica ha preceduto la guerra combattuta, e, conformemente al suo obbiettivo, a convinto l'opinione pubblica del fatto che fossimo dei porci, senza neppure tenere conto che nessun elemento abbiamo mai fornito che potesse giustificare un tale trattamento.

Avete tutti letto come, il 6 Aprile 1992, l'Unione Europea ha riconosciuto la Bosnia-Erzegovina, sotto l'influenza del ministro tedesco degli Esteri dell'epoca, Hans Dietrich Genscher e di altri politici europei... In tal modo questi uomini politici hanno scatenato una serie di eventi che hanno visto schierati contro di noi anche nazioni, come inglesi e francesi, a fianco dei quali abbiamo combattuto nel corso di due guerre mondiali.

Ho già trattato della mia relazione con questo tribunale. Che importa che il giudice Robinson pretenda che le mie relazioni con questo tribunale non hanno alcuna conseguenza per voi? Di conseguenza, ciò che state per fare è ciò per cui siete pagati, e io non posso che dirvi che ogni argomento utilizzato al fine di vedere "raggruppare" le accuse è infondato, non sta in piedi, non è corretto e non può essere plausibilmente giustificato in alcun modo. Tale argomenti sono infondati quanto lo sono le accuse, e non dubito che voi farete come meglio vi piacerà, la cosa non mi riguarda.

Ho sollevato vari argomenti contro l'idea sollevata dal pubblico ministero. Tutto ciò che vi si aggiunge, e ciò diventerà sempre più evidente mano mano che il processo andrà avanti, mostra che tutto questo affare si regge su piedi d'argilla e proviene unicamente dal fiele della guerra mediatica, e non da fatti reali, e soprattutto da fatti che possano avere una qualsiasi rilevanza legale. Il vocabolario e la struttora di tutti i loro argomenti è della stessa pasta di ciò che abbiamo visto o sentito nei volantini politici degli aggressori o nei media globalizzati, il che non prova che una cosa, ovvero che tutto ciò è farina dello stesso mulino, e non proviene da nessun altra parte.

Se fossi in voi, personalmente, e quale che sia la vostra qualità, che io come ben sapete contesto radicalmente, lascerei perdere un tale programma. Vogliono mettere il Kossovo da parte unicamente perché apre questioni di collaborazione con il terrorismo internazionale, aspetti che mal si accordano con la politica ufficiale dell'attuale amministrazione americana. In questo momento, vengono falsificati fatti storici in nome delle esigenze propagandistiche di tale linea politica, ed è qualcosa che neppure questo tribunale illegale dovrebbe abbassarsi a permettere».

[Sulla questione della difesa di Milosevic nel processo e sul mancato rispetto della sua privacy]

«Sono stato informato, nell'intervallo, che, senza che ne fossi reso edotto, mi avete nominato alcuni difensori la cui assistenza non ho richiesto. Avreste in particolare interpretato il mio consenso a ricevere la visita di certe persone come una richiesta di nominare degli avvocati. Ho precisato a verbale che non auspico che chiunque mi faccia visita ed abbia una laurea in legge debba essere da me nominato difensore. E considero che sarebbe inammissibile soffrire restrizioni nelle visite delle persone che desiderano vedermi, secondo le regole che voi stessi avete stabilito, dato che altre persone nel medesimo vostro carcere hanno pure la facoltà di ricevere tali visite.

La sola cosa che ho detto, è che auspico che le persone che desiderino rendermi visita abbiano la possibilità di farlo. Punto e basta.

Secondariamente, ho appreso che avete installato una telecamera ad infrarossi nella mia cella. Le autorità carcerarie mi hanno informato che se hanno potuto spegnere la luce abituale nella mia cella, è perché è stata rimossa la telecamera precedentemente presente, ma sono stato informato che la telecamera ad infrarossi cui un vostro rappresentante ha fatto allusione in pubblico è tuttora presente. Chiedo che sia tolta».