| Di Piero Sella - Numero 56 del 01/01/2004 |
A prima vista il recupero
per l'Italia e per l'Europa della sovranità politica, militare
ed economica può sembrare obiettivo generico e limitato,
addirittura anacronistico.
Già la tendenza di ciascun popolo a dar vita a un suo Stato
nazionale dimostra però come la voglia di sovranità si
configuri quale esigenza primaria dello spirito umano. E che non si
tratti affatto di un valore fuori moda lo hanno confermato all'Est la
resistenza delle nazionalità all'omologazione comunista e nel
Vicino e Medio Oriente la lotta dei palestinesi, degli afghani e degli
iracheni contro gli invasori anglosionisti.
La sovranità non è quindi un'utopia da confinare nella
sfera sentimentale, ma una battaglia degna di essere combattuta e
vinta. La liberazione dai vincoli imposti dagli Stati Uniti attraverso
la Politica dei Blocchi e gli organismi internazionali al loro servizio
rappresenta del resto per l'Europa la conditio sine qua non per
riprendere in pugno il proprio destino e avviare quelle necessarie,
radicali riforme destinate a garantire un'organica tutela degli
interessi dei suoi popoli.
Ma in questo rivoluzionario contesto - ce ne rendiamo conto, ancora
tutto da conquistare - di qual genere di strutture dovrà dotarsi
quello Stato determinato a mettere davvero a frutto la sua ritrovata
libertà? Da quale visione della vita dovrà farsi guidare?
Non certo da quella democratica e liberalcapitalista che ha già
dato cattiva prova di sé, dimostrando, ovunque abbia operato, di
muoversi al servizio della plutocrazia atlantica e di gestire in modo
funzionale ai progetti dell'oligarchia mondialista tutti gli strumenti
di formazione dell'opinione pubblica.
* * *
Dovrebbe a questo punto risultare
sempre più chiara la necessità di uno Stato davvero in
grado di servire il popolo, della presenza di meccanismi logici e
funzionali capaci di fornire tutela e giustizia sociale a ciascun
cittadino. Uno Stato capace di valutare, attraverso una piramide
gerarchica responsabile, libera di agire senza alcuna pressione
esterna, le scelte da porre in atto nell'interesse generale. Uno Stato
nel quale il contenuto sociale sia dunque caratterizzante e primario.
È appena il caso di sottolineare che la socialità dello
Stato non dovrà avere nulla di fumoso, di moralistico, di
genericamente buonista, ma dovrà sviluppare la sua azione in un
quadro di realismo, il che esclude espressamente ogni intervento a
difesa di presunti diritti umani di genti lontane e qualsiasi
tentazione di interferire, turbando i rapporti internazionali, nelle
scelte politiche e negli affari interni degli altri Stati sovrani.
L'esatto rovescio della globalizzazione.
Poiché questo progetto, pur essendo ampiamente sociale, riguarda
solo una specifica popolazione, esso è indicato dai politologi
come socialismo nazionale. E ciò perché lo Stato, con le
sue leggi, vuole coprire unicamente gli interessi etnici, culturali ed
economici di coloro che vivono da cittadini - con pienezza cioè
di diritti e di doveri - entro precisi confini geografici. Quelli sui
quali appunto si estende la sovranità dello Stato, sia esso
nazionale, o costituito, come sta verificandosi oggi in Europa, da una
confederazione di popoli affini per razza, per cultura, per interessi.
Il concetto di socialismo nazionale, se correttamente inteso, non
può dunque svilupparsi se non all'interno dell'idea di
sovranità. Di questa vanno certamente forniti e accuratamente
delineati i contenuti politici, ma l'impostazione etica alla quale
questi contenuti devono rispondere è chiara e intuitiva.
È giusto, è morale, ciò che è utile al
popolo, intendendosi per popolo una consolidata comunità
impastata di Sangue, di Suolo, di Storia, di Cultura, di Lingua. Gente
cementata insomma - e distinta dagli altri - da un Destino Comune.
Da un simile orientamento generale, se si vuole davvero che la nuova
Europa sia messa in grado di operare nell'interesse dei suoi popoli,
discende lineare e ineludibile una serie di punti programmatici, alcuni
dei quali, irrinunciabili, qui di seguito ci è sembrato utile
elencare.
1) Il nuovo Stato dovrà respingere ogni precedente intesa
internazionale in contrasto con la propria sovranità e tutte
quelle alleanze militari che prevedono la presenza di basi militari e
di truppe straniere. In segno di rispetto per la sovranità
altrui verranno richiamati in patria tutti quei corpi di spedizione che
sono oggi impegnati in missioni all'estero.
Una solida e durevole intesa strategica verrà posta in atto con
le nazioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente nella prospettiva di
assicurare la difesa comune di questo vitale scacchiere dalle mire
aggressive dell'imperialismo anglosionista. In ambito europeo
verrà perseguita tenacemente la costituzione di forze armate
integrate, competitive a livello mondiale e dotate di armamento
atomico, strategico e tattico.
2) Lo Stato dovrà porre la sua esistenza al riparo di ogni
tentativo di restaurazione liberalcapitalista. A tal fine l'economia
sarà sottoposta alla supervisione politica. I gangli strategici
della finanza, la Banca Centrale cui sarà ovviamente demandata
la fissazione del tasso di sconto, e il Credito, saranno
nazionalizzati. Stessa attenzione dovrà essere dedicata alla
Ricerca e alla Politica Energetica onde evitare la dipendenza
dall'estero, nonché all'industria degli armamenti, a quella
aerospaziale, alla cantieristica e alle telecomunicazioni.
Più in generale, lo Stato, fissati nella programmazione
economica i suoi obiettivi, si riserva, constatata l'inadempienza o
l'inadeguatezza del settore privato, il diritto di intervenire nei modi
creduti opportuni. Anche direttamente.
Mentre dunque nello Stato liberale la produzione è lasciata
esclusivamente in balia del mercato, il quale non può ragionare
se non in termini di utilità finanziaria, lo Stato sociale e
nazionale non potrà restare indifferente a ciò che viene
prodotto, al luogo di fabbricazione, alla questione se il produttore
sia o meno soggetto nazionale. Non è per nulla la stessa cosa
che uno Stato sia autosufficiente per quanto riguarda le industrie
aeronautica, chimica e informatica, oppure dipenda da fornitori
stranieri. E ciò, oltre che per evidenti motivi geopolitici,
anche agli effetti della formazione della ricchezza nazionale,
nonché per i riflessi sull'occupazione, indotto compreso.
La scomparsa dalla scena mondiale dell'Italia come potenza industriale
non è stata per nulla una conseguenza della globalizzazione
della produzione, ma solo il risultato dell'incapacità dei
governi democratici a opporsi al disegno coloniale delle potenze
vittoriose nel secondo conflitto mondiale. Uno Stato schierato a difesa
dei reali interessi del popolo non avrebbe certo permesso che
l'importantissimo e promettente patrimonio di capacità e
competenze accumulato dall'Italia nella prima metà del XX secolo
fosse malamente dissipato da una dirigenza avventuristica e
incompetente, contigua alla malavita politica organizzata. Per
concretezza vogliamo ricordare alcuni nomi di aziende che nel passato
hanno dato lustro al lavoro italiano nel mondo e che oggi non esistono
più: Breda, Caproni, SIAI Marchetti, Isotta Fraschini, Reggiane,
Montecatini, Snia Viscosa, Olivetti. Per non parlare poi di Alfa Romeo
e Fiat, avviate al disastro nonostante cassa integrazione e
rottamazioni, o della privatizzazione della telefonia, finita
quest'ultima, senza alcun vantaggio per gli utenti, nelle mani di
finanzieri abili unicamente nelle guerre pubblicitarie e nello sbranare
il "parco buoi", ma incapaci di produrre uno solo dei milioni di
cellulari oggi in circolazione in Italia.
Le troppe lapidi nel cimitero dell'industria italiana sono
un'implacabile atto d'accusa contro l'intera classe politica italiana.
3) Lo Stato, coerentemente agli impegni assunti nei confronti del
popolo, si batterà per la conservazione dell'integrità
etnica e la tutela del benessere dei lavoratori. In tale quadro
sarà applicato il blocco totale dell'immigrazione, nonché
una nuova legge sulla cittadinanza - molto più restrittiva
dell'attuale - nella quale andranno inserite anche nuove regole atte a
porre un freno all'aberrante fenomeno delle adozioni internazionali.
Dovrà essere subito avviato, senza lungaggini procedurali, il
rimpatrio forzoso degli stranieri indesiderabili, a iniziare da quelli
detenuti oggi nelle nostre carceri, con priorità assoluta per
quelle nazionalità che si sono maggiormente distinte nel mondo
del crimine organizzato (sfruttamento della prostituzione, spaccio,
rapine).
A eventuali carenze di mano d'opera nazionale, inammissibili in un
paese dove esistono gruppi censiti di migliaia di disoccupati
"storici", si provvederà riducendo, a seconda delle
necessità, la durata del sussidio di disoccupazione e
intervenendo con severe verifiche sullo scandaloso numero di pensioni
di invalidità fasulle, un lascito dell'assistenzialismo
partitocratico.
4) Per favorire la giustizia sociale e l'auspicabile parità per
ogni cittadino delle condizioni di partenza, ogni energia sarà
mobilitata per dotare le famiglie di accettabili condizioni di vita
(alloggi, assistenza all'infanzia e agli anziani). Ai giovani, se
meritevoli, sarà assicurato accesso gratuito agli studi
superiori. Tutte le risorse disponibili per l'istruzione saranno
assegnate unicamente alla scuola statale.
Completa sarà l'assistenza sanitaria. Va qui tuttavia
specificato che la medicina dovrà essere posta al servizio della
collettività e non dell'egoismo, dell'irresponsabilità, o
dei capricci dell'individuo. Ne discende che la salute è un
dovere del cittadino il quale dovrà essere educato a mantenersi
sano nell'interesse della nazione. Un interesse duplice, da un lato
economico, per evitare lo spreco di risorse pubbliche, dall'altro
eugenetico, da intendersi come forma di rispetto per le generazioni che
seguiranno, le quali non dovranno essere gravate da pesi genetici
evitabili.
È quasi superfluo aggiungere che ai medici saranno vietati
interventi gratuiti mutualistici perditempo (tipo quelli legati al
cambiamento di sesso) e che nelle cure e nella qualità
dell'assistenza sarà sempre data la precedenza ai pazienti nei
quali la malattia non possa essere fatta risalire a colpevole devianza
sociale.
5) Nella giustizia i tempi massimi della sentenza penale dovranno
essere ridotti a sei mesi dal compimento o dalla scoperta del reato.
Nessuna tolleranza sarà consentita per i reati di droga,
così come dovranno diventare impraticabili la pedofilia, il
nomadismo, l'accattonaggio, il danneggiamento e l'occupazione della
proprietà pubblica e privata.
Le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, oggi pletoriche e di fatto
inutilizzabili a causa delle gravissime carenze legislative, dovranno
essere progressivamente ridotte e portate al livello medio europeo.
6) Lo Stato predisporrà un piano per il recupero ambientale del
territorio e per la bonifica delle città. Sarà una
crociata contro l'inquinamento, il degrado, la sporcizia, il rumore. In
tale quadro verrà perseguita la drastica riduzione della
produzione automobilistica per uso privato che oggi sforna vetture ad
un ritmo folle, inconciliabile con l'ecologia e con le strade a
disposizione, strade che anche in futuro non potranno aumentare
più di tanto.
Grandi risorse economiche e tutta la mano d'opera disponibile, saranno
impiegate nei lavori necessari per spostare il traffico commerciale su
ferrovia e lungo le coste, con la creazione di moderne infrastrutture
destinate a collegare i porti con le autostrade.
7) Gli orientamenti fin qui sommariamente indicati dovranno trovare
adeguato spazio nella futura legislazione riguardante l'editoria e la
produzione cinematografica e televisiva. In tali campi, a difesa delle
capacità e del genio artistico europei, si procederà a
contingentare l'importazione da Oltreoceano.
Il clima di ritrovata libertà favorirà anche la ripresa
di un'architettura ferma ormai da troppi decenni. Orgoglio per la
tradizione e fiducia nel domani saranno il messaggio che le idee in
pietra della nuova civiltà europea consegneranno al terzo
millennio.
Piero Sella